Che cosa significa la cifra di 109 miliardi
Il totale comprende due crediti d’impegno diversi. Una garanzia federale di 100 miliardi di franchi copriva il rischio d’insolvenza relativo a determinati mutui di liquidità della Banca nazionale svizzera. Una seconda garanzia, fino a 9 miliardi, proteggeva UBS da certe perdite su attivi di Credit Suisse. Un limite autorizzato non equivale né a un versamento integrale né a una perdita contabilizzata. Confondere queste grandezze impedisce una discussione seria dei costi.
Nel dossier pubblicato il 19 dicembre 2024, il Dipartimento federale delle finanze precisa che le garanzie terminarono l’11 agosto 2023 e che la Confederazione non subì perdite derivanti da tali rapporti. È un risultato da riconoscere. Non rende però privo di rischio, al momento della decisione, un impegno assunto diversi mesi prima.
La continuità bancaria serve alla collettività
Famiglie e imprese dipendono dall’accesso ai depositi e dai pagamenti. Una crisi di fiducia può accelerare i prelievi e creare un fabbisogno immediato di liquidità. Questo problema va distinto dalla capacità duratura di una banca di assorbire le perdite. Prestare contro garanzie, coprire un’insolvenza e assorbire una perdita sono operazioni differenti.
L’intervento pubblico può essere giustificato dalla protezione di funzioni indispensabili all’economia. Non ne deriva che ogni interesse dei proprietari o dei dirigenti meriti la stessa tutela. La continuità dei pagamenti, i servizi essenziali e il finanziamento delle attività produttive hanno priorità diverse dall’eliminazione di ogni perdita privata. Questa gerarchia va stabilita prima della crisi, perché diventa difficile negoziarla mentre i depositi escono.
L’acquisizione da parte di un altro grande istituto può mantenere operative infrastrutture e relazioni con la clientela. Solleva però anche il problema della concentrazione. Ridurre il pericolo immediato non dimostra che la struttura bancaria risultante ridurrà tutte le dipendenze future. I due orizzonti richiedono valutazioni separate.
L’urgenza modifica la procedura, non l’obbligo di controllo
Il 19 marzo 2023 la Delegazione delle finanze approvò i due crediti d’impegno urgenti. Il comunicato contemporaneo descrive l’esame della legalità, della necessità, dell’imprevedibilità e dell’urgenza. Si trattava di un controllo parlamentare concentrato, in una situazione per la quale la normale procedura di bilancio non offriva i tempi ricercati.
Agire rapidamente può evitare un’interruzione dei pagamenti. Proprio per questo occorre una verifica successiva documentata, che distingua le informazioni disponibili allora da quelle emerse dopo la stabilizzazione. Valutare soltanto il risultato finale induce due errori: ritenere automaticamente giustificato qualsiasi intervento perché non ha consumato tutta la garanzia, oppure chiamare perdita l’intero importo autorizzato.
Un rendiconto utile deve spiegare gli scenari esaminati, i criteri della scelta, gli obblighi dei beneficiari e le condizioni d’uscita. Alcune informazioni commerciali possono richiedere una protezione temporanea. Questa esigenza non deve impedire per sempre di rendere conto degli impegni collettivi.
L’uscita finanziaria lascia aperte questioni istituzionali
La cessazione delle garanzie in agosto chiuse i rischi specifici che coprivano. Non stabilisce, da sola, quanto sarebbe costata ogni alternativa. Risanamento autonomo, liquidazione o partecipazione pubblica avrebbero richiesto ipotesi proprie sui prelievi, sulla cooperazione internazionale e sugli attivi disponibili. Senza esplicitare tali ipotesi, attribuire un prezzo certo alla soluzione scartata è un’affermazione politica, non un confronto dimostrato.
Si possono comunque formulare condizioni verificabili per il futuro: mezzi realmente capaci di assorbire perdite, attivi utilizzabili per ottenere liquidità, piani di continuità e poteri d’intervento concretamente esercitabili. Un piano di risanamento serve se le autorità riescono ad applicarlo nei tempi effettivi di una crisi. L’esistenza del documento non basta a provarlo.
Anche personale e clientela subiscono le conseguenze di una ristrutturazione, pur senza aver deciso le strategie rischiose. L’analisi pubblica deve considerare i servizi nelle regioni, le condizioni dei crediti alle imprese e le transizioni professionali. Questi effetti non emergono dal solo saldo di una garanzia.
Proteggere una funzione dà diritto al controllo
Per il PCP, la lezione del 2023 è legare la protezione pubblica eccezionale a un controllo corrispondente su scopo, durata e beneficiari. La collettività deve conoscere le funzioni garantite e le decisioni che restano private. La garanzia non deve diventare un diritto implicito a trasferire nuovamente alla popolazione le perdite estreme di una strategia.
Prima della prossima emergenza servono soluzioni applicabili: continuità dei pagamenti, accesso ai dati necessari, responsabilità organizzate e dirigenti chiamati a rispondere delle proprie decisioni secondo il diritto. Anche la forma della proprietà va discussa in rapporto a queste capacità. La protezione collettiva acquista legittimità quando può spiegare che cosa ha evitato, quale rischio ha assunto e quali cambiamenti richiede.