Una modifica ancora sottoposta al voto
La presentazione federale della votazione conferma che contro la modifica approvata dal Parlamento il 19 dicembre 2025 è stato chiesto il referendum. La votazione non si è ancora svolta. Occorre distinguere la legge applicabile dalle nuove possibilità previste dal progetto.
Il dossier della SECO illustra forniture a determinati Stati partner coinvolti in conflitti, deroghe eccezionali e modifiche delle garanzie di non riesportazione. Precisa che gli obblighi internazionali resterebbero applicabili. Il PCP critica l’accresciuta discrezionalità politica, senza sostenere che scomparirebbe qualsiasi regola.
La destinazione deve poter essere verificata
Per il PCP l’autorizzazione iniziale non basta. Destinazione finale, trasferimenti successivi e possibile impiego devono restare al centro del controllo. Una catena di transazioni può allontanare un equipaggiamento dalla situazione esaminata al momento della vendita. La responsabilità pubblica non può fermarsi alla prima frontiera.
Il Partito chiede garanzie credibili di tracciabilità, mezzi di verifica e conseguenze effettive quando un impegno viene violato. Le informazioni pubblicate devono consentire il controllo democratico senza divulgare dati operativi protetti. Il confronto deve riguardare criteri concreti, rischi considerati e decisioni adottate. Assicurazioni generiche non rispondono a queste esigenze.
Affrontare l’argomento industriale
Consiglio federale e Parlamento presentano l’accesso reciproco alle catene di approvvigionamento come una ragione di sicurezza. Il PCP prende sul serio occupazione, competenze e capacità produttive. Rifiuta tuttavia di vincolarne il futuro all’espansione permanente dei mercati del materiale bellico.
La politica industriale deve preparare la diversificazione verso produzioni civili utili: attrezzature ferroviarie, infrastrutture energetiche, strumenti di precisione e manutenzione. Servono commesse, ricerca, formazione e partecipazione dei lavoratori. La riconversione non consiste nell’abbandono dei siti: deve essere finanziata e pianificata con chi vi lavora, prevedendo tempi di transizione e protezione dell’occupazione.
Sicurezza attraverso la prevenzione
Il PCP difende una politica svizzera che mantenga relazioni diplomatiche, sostenga la soluzione pacifica delle controversie ed eviti di alimentare l’escalation. La neutralità non deve diventare una formula usata per giustificare scelte commerciali già compiute. Ogni decisione deve poter essere spiegata attraverso le sue conseguenze prevedibili.
Il Partito invita a votare no il 29 novembre e chiede un lavoro pubblico su diversificazione industriale, tutela dei posti e controllo delle esportazioni. L’opposizione riguarda il progetto sottoposto al voto. Non anticipa l’esito dello scrutinio e non attribuisce alle autorità l’abbandono di tutti i loro obblighi internazionali.
Documenti e fonti
I documenti citati permettono di risalire ai fatti e alle disposizioni esaminati. Le valutazioni politiche e le proposte espresse in questo articolo appartengono al PCP.